Negli ultimi anni le scarpe con piastra, soprattutto in fibra di carbonio, hanno rivoluzionato il mondo della corsa e dello sport. Utilizzate inizialmente dagli atleti professionisti, oggi sono sempre più diffuse anche tra gli amatori. Tuttavia, accanto ai benefici prestazionali, stanno emergendo alcune criticità, in particolare legate alla propriocezione e al controllo neuromotorio del piede.
La propriocezione è la capacità del nostro sistema nervoso di percepire la posizione e il movimento del corpo nello spazio senza l’ausilio della vista.
Nel piede questa funzione è essenziale perché:
garantisce stabilità durante l’appoggio;
permette rapidi adattamenti al terreno;
riduce il rischio di distorsioni e sovraccarichi;
contribuisce all’efficienza del gesto atletico.
Il piede è ricchissimo di recettori sensoriali (meccanocettori), che trasmettono informazioni continue al cervello.
Le scarpe con piastra incorporano una lamina rigida (in fibra di carbonio, nylon o materiali compositi) inserita nell’intersuola.
Questa struttura:
aumenta la rigidità longitudinale della scarpa;
migliora il ritorno di energia;
riduce la flessione dell’avampiede;
favorisce una maggiore efficienza biomeccanica nella fase di spinta.
Il risultato è un miglioramento della performance, soprattutto in termini di velocità e economia di corsa.
La rigidità e l’altezza dell’intersuola possono però alterare la percezione sensoriale del piede. In particolare:
diminuisce il feedback diretto dal terreno;
si riduce l’attivazione dei muscoli intrinseci del piede;
aumenta la dipendenza dalla struttura della scarpa;
può peggiorare il controllo dell’appoggio, soprattutto in condizioni di affaticamento.
Questo effetto è più evidente in soggetti con:
instabilità di caviglia;
precedenti distorsioni;
piede ipotonico o poco allenato;
deficit propriocettivi già presenti.
Un uso non graduale o non controllato delle scarpe con piastra può favorire:
sovraccarichi su tendine d’Achille, polpaccio e ginocchio;
aumento del rischio di infortuni da compenso;
perdita di efficienza del sistema piede-caviglia;
riduzione della capacità di adattamento su terreni irregolari.
Non si tratta di scarpe “dannose” in assoluto, ma di strumenti che richiedono consapevolezza e preparazione.
Più adatte a:
atleti esperti;
runner con buona forza e controllo neuromuscolare;
utilizzo in gara o allenamenti specifici.
Da NON usare in:
principianti;
soggetti con problemi di equilibrio;
persone in riabilitazione;
chi non svolge lavoro propriocettivo mirato;
soggetti con problemi di pronazione.
Per compensare la riduzione degli stimoli sensoriali è fondamentale affiancare:
esercizi di equilibrio monopodalico;
lavoro su superfici instabili;
rinforzo dei muscoli del piede;
alternanza con scarpe più flessibili e minimaliste.
Questo approccio permette di sfruttare i vantaggi della piastra senza compromettere la salute del piede.
Le scarpe con piastra rappresentano un’innovazione importante, ma non sono adatte a tutti né per ogni situazione.
La chiave è l’equilibrio: scegliere la calzatura giusta in base alle proprie caratteristiche, alternarne l’uso e mantenere un buon livello di propriocezione attraverso allenamento e prevenzione.
Un piede che “sente” bene il terreno è un piede più efficiente, stabile e resistente agli infortuni.