“Penso di aver messo le cuffiette durante il riscaldamento una o due volte in tutta la mia carriera.”
Stephen Curry
Può sembrare strano sentire una frase del genere in un mondo – quello sportivo – sempre più dominato da cuffiette, playlist e podcast motivazionali. Eppure, le parole di Stephen Curry, icona mondiale dello sport, toccano un punto fondamentale anche per chi corre: l’importanza di sentire il proprio corpo.
Per un runner, il riscaldamento non è solo un passaggio obbligato prima di partire.
È il momento in cui il corpo manda i primi segnali:
il ritmo del respiro
l’appoggio del piede
la risposta di caviglie, ginocchia e anche
la sensazione di leggerezza o rigidità
Indossare subito le cuffiette significa spesso perdere questo dialogo. La musica copre micro-segnali fondamentali che aiutano a capire come affrontare l’allenamento: spingere, controllare, oppure rallentare.
La corsa è uno sport ripetitivo, ciclico, apparentemente semplice. Proprio per questo, l’ascolto del corpo è decisivo.
Un runner che sa ascoltarsi:
riconosce un appoggio “sporco” prima che diventi un infortunio;
distingue la fatica allenante da una tensione anomala;
regola ritmo e intensità in modo intelligente;
migliora economia di corsa e fluidità del gesto.
Molti problemi comuni dei runner nascono non dalla mancanza di allenamento, ma dalla mancanza di attenzione.
Provare a correre il riscaldamento senza musica può essere rivelatore.
Si sentono i passi sull’asfalto o sul sentiero, il respiro che trova il suo ritmo, il corpo che lentamente “entra in temperatura”.
È una forma di presenza mentale che aiuta anche la prestazione. Non è un caso che molti atleti di alto livello utilizzino il riscaldamento come un momento di centratura, quasi meditativo.
La musica resta uno strumento potente per i runner:
può aiutare nei lavori di qualità,
sostenere il ritmo nei lunghi,
dare una spinta mentale nei momenti di fatica.
Ma forse la vera evoluzione è non usarla sempre, bensì sceglierla.
Prima ascolti il corpo, poi – se serve – accendi la musica.
La citazione di Stephen Curry, pur arrivando da un altro sport, parla chiaramente anche a chi corre: prima di cercare motivazione all’esterno, impariamo a riconoscere ciò che succede dentro di noi.
Il corpo del runner comunica continuamente.
Allenarsi davvero significa imparare ad ascoltarlo.