Nel mondo della corsa, pochi concetti sono importanti quanto la soglia anaerobica e la gestione del lattato. Comprenderli permette di allenarsi in modo più efficace, migliorare le prestazioni in gara e ritardare l’insorgere della fatica. Ma cosa significano davvero e come si applicano nella pratica?
La soglia anaerobica rappresenta l’intensità di corsa oltre la quale l’organismo inizia a produrre lattato più velocemente di quanto riesca a smaltirlo. Finché si corre sotto questa soglia, il corpo mantiene un equilibrio tra produzione e rimozione del lattato; superandola, il lattato si accumula rapidamente nei muscoli, causando affaticamento e riduzione della prestazione.
In termini pratici, la soglia anaerobica corrisponde a:
il ritmo massimo sostenibile per un tempo prolungato (circa 40–60 minuti);
un’intensità impegnativa ma controllata, in cui la respirazione è accelerata ma ancora gestibile.
Contrariamente a quanto si pensa, il lattato non è un prodotto di scarto, ma una preziosa molecola energetica. Viene prodotto naturalmente durante la glicolisi e può essere:
riutilizzato come carburante da altri muscoli;
trasportato al cuore;
riconvertito in glucosio dal fegato.
Il problema non è il lattato in sé, ma la velocità con cui si accumula quando l’intensità supera la capacità di smaltimento dell’organismo.
La soglia anaerobica è uno dei migliori indicatori della performance nella corsa di resistenza. Più alta è la soglia:
più veloce sarà il ritmo sostenibile in gara;
minore sarà il costo energetico a parità di velocità;
migliore sarà la gestione della fatica.
Negli eventi come 10 km, mezza maratona e maratona, la capacità di correre vicino alla soglia senza accumulare troppo lattato è spesso il fattore decisivo.
L’allenamento mirato consente di spostare la soglia verso intensità più elevate. Alcuni metodi efficaci sono:
Allenamenti continui di 20–40 minuti a un ritmo “comfortably hard”, appena sotto o in prossimità della soglia. Sono fondamentali per insegnare al corpo a gestire il lattato.
Intervalli come 3–5 × 2000 m o 4–6 × 1600 m a ritmo soglia, con recuperi brevi. Stimolano la produzione e lo smaltimento del lattato in modo controllato.
Corsa che aumenta gradualmente di intensità, terminando vicino alla soglia anaerobica. Ottimi per migliorare il controllo del ritmo e la percezione dello sforzo.
In gara, una cattiva gestione del lattato porta spesso a un crollo improvviso della prestazione. Alcuni principi chiave:
Partire controllati: superare la soglia troppo presto accelera l’accumulo di lattato.
Ritmo costante: variazioni brusche di velocità aumentano la produzione di lattato.
Allenare la percezione dello sforzo: imparare a riconoscere le sensazioni tipiche del ritmo soglia è fondamentale.
Respirazione efficiente: una buona ossigenazione favorisce lo smaltimento del lattato.
Oggi è possibile stimare la soglia anaerobica tramite:
test di laboratorio con analisi del lattato;
test sul campo;
frequenza cardiaca (zona di soglia);
potenza nella corsa;
ritmo gara su distanze specifiche.
L’integrazione dei dati con le sensazioni personali resta comunque essenziale.
La soglia anaerobica e la gestione del lattato non sono concetti riservati agli atleti professionisti, ma strumenti fondamentali per ogni runner che voglia migliorare. Allenare il corpo a produrre, tollerare e smaltire il lattato in modo efficiente significa correre più forte, più a lungo e con maggiore consapevolezza.
Capire dove si trova la propria soglia e come avvicinarla gradualmente è uno dei passi più importanti per trasformare l’allenamento in vera performance.